Monfalcone: il cantiere navale più grande d’Europa, il Museo della cantieristica e il villaggio operaio di Panzano

Monfalcone non è Collio, non è Carso. Una città a sé, che sta spesso fuori dalle rotte turistiche, ma con una forte identità da scoprire che si fa viva soprattutto nella sua vocazione industriale.

Partendo dal suo passato più remoto, sono ben evidenti retaggi medievali nella sua Rocca, monumento simbolo della cittadina, e nel recente Museo Medievale, che custodisce resti murari, manufatti ceramici e metallici e una spada in ferro del XIV secolo.

Bisogna aspettare la seconda metà dell’Ottocento perché cominci a germogliare l’industria: in questo periodo nacquero le prime filande, aziende chimiche e il cotonificio triestino.

Più tardi, correva l’anno 1908, con l’espansione del porto e l’incentivo austro-ungarico a costruire navi nell’Impero, i fratelli Cosulich, armatori di Lussino, scelsero di fondare il Cantiere Navale Triestino a Monfalcone (oggi il più grande cantiere navale d’Europa), e più precisamente in quell’area che poi si svilupperà, negli anni Venti, in villaggio operaio: Panzano, oggi una tappa imprescindibile della visita in città.

Per approfondire la storia della cantieristica di Monfalcone poi, c’è il MuCa – Museo della Cantieristica di Monfalcone che trova spazio proprio all’interno dell’ex albergo operai di Panzano, di fianco ai cantieri in cui tuttora si costruiscono le navi da crociera.

 

Panzano, perfetta “company town”

Grande industria, grandi numeri, sia in termini di produzione sia in termini di manodopera. Il crescente sviluppo del Cantiere navale fece nascere nei Cosulich l’idea di un villaggio operaio che potesse accogliere operai e impiegati del Cantiere, che arrivarono numerosi dal Friuli Venezia Giulia e dal Sud Italia. Il disegno fu affidato a Dante Fornasir, che già nel 1913 formulò la prima ipotesi di villaggio operaio, realizzando un vero e proprio progetto per la costruzione del quartiere.

Lo stesso Fornasir, a partire dal 1918, fu a capo della società edile che dal 1920 e il 1927 si occupò della realizzazione di Panzano, nato su modello delle cosiddette “company town”. Un complesso che dava alloggio a 5000 persone, con due grandi alberghi per operai e impiegati celibi, ville per dirigenti e altre abitazioni. Per i Cosulich e Fornasir però Panzano non doveva essere solo “quartiere dormitorio”, ma secondo un forte senso di comunità, doveva offrire servizi e strutture collaterali che potessero favorire la socializzazione, come prevedrebbe la moderna imprenditoria. Così Panzano venne dotato di scuole, asili, un campo sportivo, botteghe, farmacia, bagni pubblici, aree verdi e un teatro, l’Euripide, distrutto durante il secondo conflitto mondiale.

Oggi, passeggiando per le strade di Panzano, si possono ammirare ancora gli edifici di Dante Fornasir. A partire dall’ex albergo degli impiegati celibi, in stile jugendstil. È stato restaurato tra il 2007 e il 2009 mantenendo i colori originali delle decorazioni del sottolinda, lo scalone centrale e la sala delle colonne. Ancora, le ville per impiegati e dirigenti, dallo stile eclettico e decorazioni vivaci. Nel cuore del quartiere trovano sede gli edifici dedicati al welfare aziendale: lo stadio, la zona commerciale e gli spazi di socialità. Infine, l’ex albergo operai, oggi sede del MuCa – Museo della Cantieristica di Monfalcone, che racconta la storia del cantiere e della città.

 

 

Articolo redatto in collaborazione con 

MuCa – Museo della Cantieristica di Monfalcone

Ospitato all’interno dell’ex albergo per operai celibi, totalmente restaurato, il MuCa di Monfalcone è un museo unico nel suo genere: non esiste nessun altro museo dedicato specificamente alla cantieristica.

Nel percorso espositivo, immersivo e interattivo, il racconto della storia del Cantiere navale si intreccia con la storia del nostro Paese, facendo emergere l’adattamento alle vicende e l’evoluzione nel tempo, passando per esempio dalla costruzione di navi mercantili a quelle militari fino alle più contemporanee navi da crociera. Inoltre il museo non ha un approccio statico, ma dialoga con il territorio offrendo esperienze fuori dalle sale espositive, come le visite allo stabilimento produttivo e passeggiate alla scoperta del villaggio operaio di Panzano.

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