Se il Biellese è conosciuto in tutto il mondo come terra di lana, forse non tutti sanno che è anche terra di acqua. Fa parte della fascia alpina sormontata dal Monte Rosa ed è solcata da alte valli in cui l’acqua scorre nei ruscelli e nei torrenti che scendono a valle con grandi salti. È l’acqua piovana delle Alpi che giunge ai canali ramificati dell’irrigazione, alle risaie, movimentando mulini e macchinari protoindustriali e che per un lungo tempo è stata il motore dell’industria locale fino all’avvento dell’energia elettrica.

L’acqua di cui parliamo non è un’acqua qualsiasi, perché quella del biellese, che nasce 1500 metri sottoterra, ha proprietà intrinseche particolari. Scorrendo lungo terreni privi di gesso e di calcare le acque sono povere di quella durezza e concentrazione di sali minerali per cui fin dall’origine poteva essere sfruttata al suo stato naturale, senza necessità di essere corretta con sostanze neutralizzanti. Serviva meno sapone per il lavaggio e la rifinitura delle stoffe, era l’ideale per lavare e trattare il vello ovino, trasformare la lana in filati pregiati, ed essendo buona e purissima, anche per produrre una birra storica come la Menabrea. In questo territorio la vita e l’industria, del tessile in particolare, devono tutto a questa capillare e copiosa rete idrica naturale.

Per questo l’acqua ci fa da fil rouge per raccontare le storie di questa terra, con i suoi primati industriali, in cima a tutti quelli tessili, ma anche quello della birra.

Le prime filande sorsero già nel XVIII secolo, preludio di un’industria tessile che per i 200 anni successivi fu sempre fiorente. I primi lanifici sorsero sui corsi d’acqua, concentrati in particolare in Val Sessera lungo il torrente Sessera, o lungo il fiume Sesia o i torrenti del Cervo ed Elvo, che fecero di Biella la capitale della lana, crocevia tessile con la materia prima che viaggia dalla Mongolia alla Cina, alla Nuova Zelanda, all’Australia, al Perù, al Giappone, agli Stati Uniti, all’intera Europa.

E dal 2019, grazie all’impegno di industrie e territorio, Biella è anche Città Creativa Unesco.

Ermenegildo Zegna e l'archivio di Casa Zegna a Trivero Valdilana

È seguendo il filo dell’acqua che si può giungere a visitare Casa Zegna, per scoprire che ci sono vicende come quella dell’uomo (e industriale) illuminato Ermenegildo Zegna, per cui l’acqua è storia di lavoro e di vita. Elemento prezioso perché dove nacque Zegna, a Trivero, ce n’è poca, scorre via in fretta e raggiungerla e raccoglierla è dispendioso e complicato. Eppure, per il conte, padre fondatore dell’azienda che diventerà leader mondiale per i filati naturali, non ci sono dubbi. Nel 1910 il suo lanificio lo apre proprio qui, a Trivero, lontano dall’acqua ma vicino alla sua gente. Affidandosi all’elettricità come forza motrice, guardando all’acqua come preziosissima risorsa da tutelare e gestire per fare rinascere il territorio, sviluppare la sua comunità e rendere unici i propri tessuti, e lasciando alle sue stoffe di nobilitarsi della purezza di quest’acqua sorgiva. Stoffe di altissimo pregio dietro cui c’è sempre stato un pensiero, un’idea senza tempo e fluida come l’acqua: “essere evoluzionisti, scavalcare continuamente il mercato proponendo nuova qualità e fantasia”.

E quando la vocazione di una vita è l’attenzione e la cura socio-ambientale tutto il suo operato va in tale direzione. Per questo nel 1938 Zegna intraprese l’importante costruzione della Panoramica Zegna, 26 km di strada, oggi provinciale, che si snodano tra centinaia di migliaia di conifere e rododendri coltivati, dall’Alta Val Sessera alla Valle Cervo, correndo in altitudine sulla pianura padana. Oggi lungo questa direttrice si estende l’Oasi Zegna, inaugurata dagli eredi di Ermenegildo nel 1993 come ulteriore espressione dell’amore per le valli biellesi, con un habitat naturale di boschi, sentieri e incantevoli fioriture, un paradiso per il turismo lento da percorrere e scoprire nelle diverse esplosioni stagionali.

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FILA e Fondazione FILA Museum

E poi ci sono storie appassionanti come quella di FILA. Oggi marchio cult conosciuto in tutto il mondo, nasce come stabilimento laniero vicino a Biella, a Coggiola, sulle sponde del torrente Sessera. Lo spazio espositivo di Fondazione FILA Museum, racconta e documenta l’evoluzione del brand, dalle origini di filati di qualità all‘abbigliamento sportswear e lifestyle. Il suo legame congenito con l’acqua, elemento presente nei processi di lavorazione del tessile, ha ispirato FILA nel corso di oltre un secolo. Molto si deve a Pierluigi Rolando, stilista di FILA, che nel 1973 ha portato sui campi da tennis l’inconfondibile F rossa e blu, insieme ai primi completi con inserti colorati, quando ancora regnava il total white. Nel 1976 disegna la collezione Aqua Time, dedicata allo sport agonistico che si vive nelle piscine. E nel 1981 i costumi si arricchiscono di stampe geometriche che, stagione dopo stagione, si tramutano in fluide onde del mare, creando il connubio perfetto tra piscina e mondo della moda. Una musa ispiratrice di Rolando fu Lucio Fontana: i tagli delle sue famose tele diventano motivi che scivolano sui costumi come le linee delle pennellate dei suoi quadri. Così, il nome FILA riecheggia nell’acqua: dalle vasche olimpioniche agli oceani, dalle cime scoscese degli 8000 metri alle piste da sci, dai campi da tennis di tutti il mondo ai circuiti di atletica. Un brand d’ eccellenza caratterizzato dal rinnovamento e dall’innovazione, capace di espandere i propri confini mantenendo saldo il rapporto con la natura, il corpo e le sue origini.

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MeBo - Casa Menabrea Museo della Birra e Casa Botalla Museo del Formaggio

È sempre l’acqua purissima e leggera delle Alpi Biellesi protagonista anche della birra Menabrea. Perché è vicino all’acqua, lungo la roggia di Biella, che nel 1846 nasce lo storico birrificio, che nel 1872 sarà definitivamente acquistato Giuseppe Menabrea. Si tratta del più antico birrificio attivo in Italia, la cui storia potete approfondire visitando il Museo Casa Menabrea di Biella, curiosando tra bottiglie e bicchieri, documenti e fotografie, o tra gli antichi attrezzi a macchinari che ne illustrano i processi di produzione. Oppure pasteggiando direttamente con una delle storiche birre, al ristorante Birreria Menabrea, annesso all’antico birrificio.

La birra Menabrea è ricavata dalla miscela di materie prime eccellenti, tra cui primeggia la purissima acqua delle fonti biellesi, elemento prezioso e gestito con attenzione grazie alla continua innovazione tecnologica, a cui si uniscono malto, luppolo e lievito. Ingredienti selezionati e declinati in diverse ricette che fin da subito hanno decretato il successo di Menabrea. Una fama che alla fine del secolo scorso ha varcato definitivamente i confini di oltre quaranta paesi.

All’interno di MeBo c’è anche Casa Botalla. È il museo di un’altra azienda di lunga data, Botalla Formaggi, che condivide con la vicina Birra Menabrea il legame con il territorio e una collaborazione ventennale, di recente ampliatasi nei nuovi spazi espositivi. Nel Museo del Formaggio si ripercorre la tradizione casearia biellese, legata a tecniche antiche tramandate di generazione in generazione di casari, uomini dalle mani esperte, capaci di lasciare su ogni forma l’impronta dell’artigianalità. Narra del rapporto tra impresa e allevatori, che nella gestione degli alpeggi garantiscono il presidio della montagna, ma soprattutto racconta della relazione tra l’acqua sorgiva e i verdi pascoli delle Alpi biellesi, dove il clima favorevole di questo territorio e la grande quantità di erbe rappresentano un ambiente di vita ideale per la razza autoctona Pezzata Rossa di Oropa: un mix di fattori imprescindibili per latte, burro e formaggio genuini e di qualità.

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Fondazione Sella, Loro Piana e Fondazione Pistoletto

Di dinastie tessili che detengono primati internazionali Biella è ancora più ricca.

Pensiamo ai Sella, che prima di diventare banchieri, accumularono la loro fortuna grazie alla produzione tessile da quando nel 1835 avviarono il lanificio, importando dal Belgio le prime strutture per la pettinatura della lana e della filatura. La Fondazione Sella, visitabile a Biella con il suo archivio, è impegnata nella valorizzazione culturale del territorio con pubblicazioni, convegni e mostre, una tra le quali fu proprio dedicata ad “Acqua e lavoro. 1200 anni di storia, attraverso documenti di archivio, del rapporto tra la forza motrice e il lavoro nel Biellese”. A testimonianza dell’importanza dedicata a questo elemento così vasto e “fluido”. Altra tappa di questo racconto non può che prevedere un’esperienza alle Terme Culturali alla Cittadellarte – Fondazione Pistoletto di Biella, in un percorso pensato per riattivare, grazie ai trattamenti, alle proprietà dell’acqua e dell’arte, “il muscolo atrofizzato della sensibilità”. Infine Loro Piana, marchio leggendario per il suo cashmere, oggi un must del lusso in tutto il mondo. Fu fondato nel 1924 da Pietro Loro Piana, la cui famiglia originaria di Trivero, era già attiva dall’Ottocento nel commercio della lana di qualità. Ma è il nipote Franco a fare il grande salto ed espandere la produzione nella Valsesia.

 

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