Le Distillerie Berta, Fontanile e Maranzana: viaggio tra antiche tradizioni e rinascite creative

Siamo in Monferrato, landa di ancestrali fatiche e miserie narrata più volte da Cesare Pavese, che qui ci è nato. Dove il vino è una cosa seria, il rapporto tra uomo e natura è ancora armonico, i vigneti rivestono ogni giusto versante di collina e i nobili vini locali riposano negli infernot, cantine scavate nelle viscere della terra, nell’arenaria e nel calcare marnoso. Barbera, Brachetto, Dolcetto, Gavi, Grignolino, Nebbiolo. Rossi, bianchi, Doc e Docg. Poi c’è chi trasforma le vinacce (gli scarti dell’uva, buccia, semi) in grappa, una tradizione che si perpetua dal Medioevo e che oggi è uno dei prodotti simbolo della viticoltura italiana. Esempio magistrale di questa produzione sono le Distillerie Berta, una delle prime etichette ad avere sperimentato e affinato l’invecchiamento della grappa in botti di legno. Un’azienda virtuosa che non è solo spirito imprenditoriale, ma che ha saputo abbracciare la cultura dell’accoglienza, l’impegno sociale e la valorizzazione del territorio. 

Perché qui, in Monferrato, sito Unesco insieme a Langhe e Roero, le sinuosità delle colline coltivate sono interrotte di tanto in tanto da borghi, pievi e chiese romaniche, castelli, e piccoli paesi che riservano inedite curiosità. 

Museo Berta

È a Mombaruzzo che la famiglia Berta ha deciso di cristallizzare non solo un prodotto, ma un’intera epopea familiare e culturale. L’apertura del rinnovato Museo Berta non è la semplice inaugurazione di uno spazio espositivo, ma l’ultimo atto di una rivoluzione gentile.

Messe da parte le teche polverose e le didascalie infinite, il nuovo percorso è un viaggio sinestetico, un’immersione multimediale dove la tecnologia si mette al servizio della tradizione. Attraverso luci, suoni e installazioni visive, il visitatore viene accompagnato lungo quattro generazioni di storia: dai primi esperimenti farmaceutici ottocenteschi all’intuizione di Paolo Berta, che ebbe l’ardire di far invecchiare la grappa in barrique quando il mondo cercava solo il distillato giovane e trasparente. L’esperienza si snoda all’interno della distilleria, rendendo tangibile il respiro degli alambicchi in rame e il riposo silenzioso nelle cantine, dove la musica e la cromoterapia cullano il liquido ambrato. Ma l’universo Berta supera i cancelli della distilleria per abbracciare un concetto di hospitality diffusa e raffinata recuperando dimore storiche e aprendole all’accoglienza: da Villa Prato, relais di charme dove la distillazione incontra l’alta cucina e il benessere, all’eleganza immersa nel verde di Villa Castelletto, con piscina in giardino. La valorizzazione e la cura del territorio dei Berta non si esauriscono nell’ospitalità, ma passano anche attraverso il recupero dell’antico castello di Monteu Roero, le cui origini risalgono al 1041, aperto al pubblico in occasione di visite guidate, mostre, giornate aperte e Borgo Roccanivo, location per eventi collegata alle distillerie da un parco di otto ettari.

Non c’è però estetica senza etica: attraverso la Fondazione SoloPerGian, nata in memoria di Gianfranco Berta, sono nati progetti sociali che si traducono nel sostegno agli artigiani in difficoltà e nell’aiuto ai giovani che vogliono apprendere un mestiere, attraverso corsi, stage e borse di studio. 

Infine, Berta ha saputo recuperare anche la tradizione gastronomica di Mombaruzzo, culla di una dolcezza antica, con la produzione degli amaretti morbidi, intrecciando l’arte della distillazione con la sapienza pasticcera. La visita al museo diventa così il pretesto per scoprire un dialogo sensoriale: quello tra la complessità avvolgente delle grappe e la fragranza della mandorla degli amaretti. 

 

Fontanile e Maranzana, arte murale e babaci

A breve distanza da Mombaruzzo, ci sono due luoghi inaspettati, sconosciuti, che sfuggono al reiterato storytelling di un territorio patinato. Sono Maranzana e Fontanile, piccoli e silenziosi centri abitati dove resiste un senso di appartenenza e di comunità. 

A Maranzana, 130 babaci di stoffa – pupazzi cuciti a mano che riproducono personaggi reali – popolano davanzali e angoli del borgo da maggio a settembre. Sono figure a grandezza naturale, realizzate con materiali di recupero, testimonianze di un progetto nato dall’intuizione di Cesarina Boccaccio e dalle mani sapienti di un gruppo di donne del paese. I babaci occupano lo spazio pubblico là dove gli abitanti in carne e ossa si sono diradati, abitano gli angoli dove un tempo c’erano l’ambulatorio, la panetteria, la sala da ballo. Dal castello trecentesco che domina la collina invece parte il Sentiero del Papa che sale fino al Bosco delle Sorti, dove il Babacio Boscaiolo attende i visitatori presso il Casotto delle Ginestre. 

A pochi chilometri, Fontanile risponde con un’altra grammatica, quella dei murales. Qui Luigi Amerio, pittore locale, nell’ambito del progetto “I muri raccontano” – premiato nel 2018 al concorso regionale “Dopo l’UNESCO, agisco!” – ha trasformato facciate e muri perimetrali in una narrazione per immagini del passato contadino. Fontanile deve il nome alle acque sorgive che caratterizzavano il territorio. Oggi restano il vecchio lavatoio pubblico, il pozzo della Rocca, l’ex ponte levatoio. Ma è la chiesa di San Giovanni Battista a segnare il paesaggio da chilometri di distanza: cupola alta 53 metri, diametro di 16, la più grande della provincia di Asti. Progettata dall’architetto Francesco Gualandi sul finire dell’Ottocento, custodisce all’interno gli affreschi di Luigi Morgari e Giovanni Lamberti. Gli esterni invece ospitano due murales dedicati proprio alla chiesa: uno raffigura l’edificio originario a quattro navate abbattuto nel 1897, l’altro mostra il trasporto delle cinque campane da Mombaruzzo nel 1922, trainate da buoi su nove carri.

Maranzana e Fontanile sono borghi che non accettano di scomparire senza lasciare traccia. Sono archivi a cielo aperto, musei diffusi dove l’arte popolare ha trasformato lo spazio in opera collettiva.

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