Medievale e rinascimentale, asburgica e contemporanea, Parma si fa bella attraverso le eleganti vie del centro storico e i suoi portici, le facciate paglierine degli edifici e gli affreschi di Correggio e Parmigianino, l’heritage di Maria Luigia d’Austria e quella dei Farnese, gli spazi urbani moderni e le grandi aree verdi, la tradizione musicale di Verdi e quella di Toscanini.

Poi ci sono le buone maniere e la buona cucina. Insomma, a Parma e in tutto il Parmense il cibo è una cosa seria, tanto che l’Unesco le ha conferito il titolo di Città Creativa per la Gastronomia nel 2015. D’altronde siamo nella Food Valley italiana, estesa tra le aspre cime appenniniche e la pianura dolce e operosa del Po, fatta di filari di alberi e corsi d’acqua. Una natura abbondante e generosa che, insieme alle antiche tradizioni e all’intraprendenza dell’uomo, ha favorito una produzione gastronomica d’eccellenza: dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, dal Culatello di Zibello alla Coppa di Parma al Salame Felino.

Per non farsi mancare nulla, Parma è anche la sede di una delle più quotate aziende del comparto alimentare: Barilla, che attraverso il suo Archivio Storico racconta la storia e l’evoluzione dell’azienda e il suo legame con il territorio e con un prodotto simbolo del made in Italy.

Archivio Storico Barilla

Poco più giovane dell’Italia unita, Barilla nasce nel 1877. Pietro Barilla senior, discendente di una famiglia di panettieri documentata già dal 1576, apre in strada Vittorio Emanuele (oggi strada della Repubblica), a Parma, una bottega specializzata nella produzione di pane e pasta. 50 kg al giorno diventano 25 quintali nel 1905. Nel 1910 sorge il primo grande stabilimento produttivo dotato di un forno a produzione continua, passato nel 1912 a Gualtiero e Riccardo Barilla. Poi il lascito alle generazioni che si sono succedute, la conquista del mercato italiano negli anni Sessanta e di quello europeo negli anni Novanta, sono state non altro che una premessa alla leadership mondiale (per la pasta) e a quella europea (per i prodotti da forno).

Nato nel 1987 per recuperare la memoria del passato e valorizzarla, l’archivio ripercorre tutta la storia e l’attività economica dell’azienda e dei marchi di proprietà, tra cui Mulino Bianco, Voiello, Pavesi e Pandistelle. Dal principio fu scelta come sede Villa Magnani, palazzina liberty poi inglobata nell’area dello stabilimento di Parma. I suoi scantinati, con suggestive volte in cotto, avevano ospitato per decenni migliaia di forme di Parmigiano: erano ambienti in cui temperatura e grado di umidità potevano essere mantenuti costanti nel tempo, dunque ideali per la conservazione del materiale d’archivio.

Oggi, nella nuova collocazio­ne nella periferia parmense, l’archivio raccoglie fotografie, video, audio, documenti e materiale pubblicitario che restituiscono non solo il percorso dell’attività aziendale, dalla sua nascita a oggi, ma anche uno spaccato della società della cultura e del costume del nostro Paese.

A Collecchio invece, Barilla ha contribuito in gran parte alla realizzazione del Museo della pasta. La location in cui si inserisce è l’antica corte agricola medievale di Giarola, sulla sponda destra del Taro. Il percorso espositivo racconta la storia della pasta secca, la materia prima e la sua trasformazione, i metodi di lavorazione artigianali a quelli industriali, attraverso oggetti, macchinari e testimonianze d’epoca.

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