Il Museo aziendale presenta tratti peculiari che lo differenziano in molti aspetti dal museo tradizionale.

Uno di questi riguarda la modalità della visita. Se in un museo le visite sono prevalentemente in autonomia, in quelli aziendali specie se di piccole dimensioni, il percorso è spesso condotto da una guida che il pubblico si aspetta che sia organica all’azienda.

Non solo perché lo spazio è  spesso collocato all’interno del complesso produttivo e richiede particolari sicurezze, ma anche perché il racconto orale della guida è parte integrante dell’esperienza. Oltre alla conoscenza degli oggetti esposti, è importante la narrazione in prima persona della vita dell’azienda stessa: l’esperienza, gli aneddoti, i racconti, le vicende “dietro le quinte”. E poi i desideri, le aspettative, le soddisfazioni. La visita insomma è anche un processo di condivisione.

Tradizionalmente in un’attività produttiva si conserva la documentazione a uso fiscale, mentre tutto quello che non riguarda la filiera produttiva in corso viene ritenuto inutile, con pochissime eccezioni, e viene solitamente buttato per non ingombrare spazi utili.

Non fa eccezione la produzione ORCO, peraltro sviluppata su un arco di oltre un secolo e con un cambio di proprietà nel mezzo.

Gli oggetti conservati ed esposti sono solo alcuni rispetto alla ricchezza e all’articolazione dei prodotti che si sono seguiti dalla sua fondazione: di molti è rimasta solo la memoria, talvolta unicamente l’immagine del packaging o quella pubblicitaria.

La creazione di un museo per un ‘azienda è anche un momento di svolta nella consapevolezza della propria storia. E’ il momento i cui si inizia a conservare il presente (i prodotti) per il futuro. Il racconto della storia di un’azienda non è solo la sterile esibizione dei propri ricordi, ma soprattutto la rivendicazione di un percorso che si intreccia con vita sociale e storica di una comunità, di una continuità e di una capacità dialogo con i consumatori e i loro bisogni.

Un rinforzo del proprio brand.

Non esiste percorso obbligato nel Museo Orco, nessun ordine nella visita. L’allestimento si propone per blocchi ognuno dedicato un prodotto attualmente in produzione oppure ad altri aspetti che hanno caratterizzato la vita della ORCO. Ogni blocco ha un suo colore che lo distingue, che nel caso dei prodotti è quello del packaging.

È un racconto che si intreccia con la vita sociale (e culinaria) della società, ne incarna le mode e i gusti, a volte li anticipa e a volte li abbandona perché ormai superati.

Il blocco maggiore per dimensione è quello dedicato alla senape, il prodotto più longevo della
ORCO (1923). Le immagini d’epoca e le vetrine con gli oggetti sono affiancati dal più antico testo conosciuto della ricetta per produrre la senape che risale all’età romana a dimostrare come un gusto, che tradizionalmente associamo alla cucina d’oltralpe (nel caso del prodotto ORCO soprattutto la Germania), affondi le sue radici proprio nella nostra penisola.

Le salse sono una presenza in gran parte della cucina italiana ed europea, compagne silenziose che accompagnano i gusti da generazioni.

Il Museo Orco, con i suoi colori e il suo andamento irregolare e non schematico, vuole uscire dall’immaginario di luogo dottorale e sostanzialmente noioso. Non solo perché tratta di un argomento che riguarda tutti noi e il nostro quotidiano, cioè il cibo e il suo immaginario.

Ma soprattutto perché è importante raccontare senza avere la pretesa di fare la lezione, fornire informazioni senza porsi come un’enciclopedia.

Il museo deve diventare un luogo piacevole da frequentare, che trasmetta informazioni ed emozioni, senza però inseguire le mode superficiali dell’intrattenimento edonistico.

Link al sito Orco – Lo specialita italiano delle salse


INFORMAZIONI

Via Bainsizza 44, 21100 Varese (VA)

Indirizzo e-mail: orco@orco.it



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