Como, capitale della seta, e InFabbrica, archivio tessile vivo e partecipato

Ville aristocratiche, giardini sempre verdi e curatissimi, panorami da cartolina e scorci romantici. Borghi di pietra, spiaggette di ciottoli o erba, colline e montagne in discesa su uno specchio d’acqua dolce. È questo il paesaggio che accoglie una volta arrivati sulle sponde del lago di Como, o Lario, tutto lombardo. La sua capitale, Como, d’origine romana ma d’aspetto medievale, con alle spalle le colline della Brianza e di fianco le prime propaggini montuose, appare da subito garbatamente signorile e accogliente.

Già meta del Grand Tour, Como, il lago e le sue sponde hanno accolto e ammaliato poeti e artisti, condottieri e politici, attori e musicisti. E se queste menti illuminate hanno saputo cogliere dalla città lacustre tutte le ispirazioni che potesse offrire, come per osmosi anche Como, e tutto il suo territorio, ha recepito e assorbito con intelligenza e lungimiranza il fervore culturale ed economico che arrivava dall’esterno.

È proprio in quel periodo, nella seconda metà dell’Ottocento, che la città lariana conquista la leadership europea della produzione e dell’esportazione dei preziosi tessuti. Doveroso è raccontare quindi la lunga tradizione artigiana del territorio comasco che affonda le sue radici nel 1400, quando Ludovico Sforza volle incrementare la coltivazione del gelso per l’allevamento del baco da seta.

Nacque così una lunga filiera produttiva che coinvolgeva la popolazione locale e che resistette alla concorrenza estera e alle due guerre. Come? Conservando i metodi di lavorazione artigianali e adeguandosi ai tempi nuovi, traducendo in idee e design un saper fare unico al mondo.

Con la fioritura della moda italiana cominciano le collaborazioni tra grandi stilisti del tempo e tessutai e setaioli comaschi: da Versace a Moschino, dalle Sorelle Fontana a Krizia ed Etro, da Christian Dior a Givenchy. Nel 1969 gli Stati Uniti, la Francia e la Germania assorbivano oltre il 60% delle stoffe prodotte a Como per l’esportazione.

Oggi il territorio comasco è l’unica area del mondo occidentale in cui la filiera di produzione comprende tutte le lavorazioni della catena tessile della seta: torcitura, tessitura, tintura, stampa, finissaggio.

E non è certo un caso che Como sia entrata nel 2021 nel circuito delle Città creative Unesco.

Esempio virtuoso di questo comparto imprenditoriale comasco, è Colombo Industrie Tessili, che nel suo stabilimento produttivo a Fino Mornasco, a pochissimi chilometri da Como, ha istituito InFabbrica, archivio storico e hub culturale.

Colombo Industrie Tessili e InFabbrica

Tutto inizia nel 1962, a San Fermo della Battaglia. All’epoca, i coniugi Colombo, Piero detto “Gezz” (geco in dialetto comasco – ecco spiegato il logo aziendale) per la sua vivacità, e sua moglie Anita aprono una tessitura proprio sotto casa. È tra i corridoi del piccolo stabilimento, in mezzo a telai e macchinari per il finissaggio, che crescono i figli della coppia, Stefano e Massimo, oggi rispettivamente presidente e amministratore delegato di Colombo Industrie Tessili.

Seguendo una filosofia che abbraccia la tradizione manifatturiera italiana e l’innovazione, l’etica e l’alta qualità del prodotto, il cambio di passo, da azienda familiare a grande impresa, è stato inevitabile.

Oggi l’azienda conta i marchi Its Artea, MarioBoselli Jersey, Progetto|62 e il più recente Unlimited che oltre al tessuto di abbigliamento realizza anche tessuto destinato all’arredo.

Il know-how aziendale e le visioni future sono documentati nell’archivio aziendale, InFabbrica, un luogo di consultazione, di studio e ricerca, aperto a studenti, designer, curiosi, e utile anche ai dipendenti che vivono quotidianamente l’azienda. Gli spazi dell’archivio raccolgono tessuti, documenti, disegni, progetti e ricerche che raccontano la lunga storia di Colombo Industrie Tessili. Una sezione poi è dedicata interamente al processo creativo del tessuto jacquard in tutte le sue fasi: dal filato greggio al prodotto finito. Non quindi un semplice archivio ma un vero e proprio museo e hub culturale d’impresa. InFabbrica ospita infatti anche incontri, dibattiti ed esposizioni temporanee attraverso le quali conoscere le varie collaborazioni che Colombo Industrie Tessili ha portato avanti in questi anni.

Articolo redatto in collaborazione con 

Condividi con