Gli ex stabilimenti produttivi di Bologna che oggi fanno cultura

Da sempre crocevia di culture, idee e scambi, Bologna è una città in continua evoluzione con una forte memoria industriale che racconta di lavoro e impegno. Nel quartiere Porto-Saragozza, poi a nord seguendo il corso del canale Navile, e poi ancora spostandosi verso la Bolognina, si ergono gli edifici di una Bologna industriale non del tutto scomparsa. Architetture affascinanti di ex opifici e vecchi depositi oggi riqualificati intrecciano storie di uomini, macchine e fatiche alle nuove sfide culturali e sociali. Poi ci sono i Musei Civici di Bologna, accomunati dalla volontà di raccontare la storia della città e dei suoi sviluppi economici, scientifici, sociali, artistici e produttivi: il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, il Museo per la Memoria di Ustica, il Museo del Patrimonio Industriale.

Ecco, dunque, i luoghi bolognesi in cui conoscere il retaggio industriale della città, in un paesaggio che unisce l’eco del passato alla modernità.

Manifattura delle Arti

Un luogo che incarna perfettamente lo spirito di una Bologna sempre in fermento. Nel quartiere Porto-Saragozza, la Manifattura delle Arti è nata dalla riqualificazione di una zona centralissima che si estende per 100.000 metri quadrati all’interno di Porta Lame, da Riva di Reno alla Darsena, fino ad arrivare ai piedi della Salara, che dal Rinascimento all’Ottocento è stata l’epicentro mercantile e manifatturiero dell’economia bolognese. Dal 2003, grazie all’impegno sinergico di Comune e Università e al progetto di recupero urbano affidato all’architetto Aldo Rossi, l’area è diventata un vero e proprio polo culturale, tra i più estesi d’Europa. Nella veste attuale ospita, in vecchi stabilimenti produttivi, alcune delle principali istituzioni culturali della città: la Cineteca di Bologna nell’ex Manifattura Tabacchi (di inizio ‘900); il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna nell’ex Forno del Pane (anch’esso di inizio ‘900); il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università nell’ex Mulino Cartiera Tamburi e quello di Musica e Spettacolo nell’ex Macello (di fine ‘800), dove trova spazio anche il Cinema Lumière; il Cassero LGBTQIA+ center, un circolo politico impegnato da oltre 40 anni nel riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQIA+ nella Salara (della metà del ‘700), magazzino adibito alla conservazione del sale e unico edificio ancora esistente a testimoniare la presenza dell’antico Porto fluviale. Insomma, un luogo in cui produzione artistica e culturale si fondono, creando un ambiente che stimola la partecipazione attiva dei cittadini e che è diventato un esempio concreto di come una struttura industriale possa evolversi in un centro dinamico che promuove l’incontro di diverse forme di espressione e di riflessione culturale.

Ex Manifattura Tabacchi

La Manifattura Tabacchi ha una lunga e affascinante storia che risale all’inizio del ‘900, quando fu inaugurata come uno degli stabilimenti più importanti per la produzione di tabacco e sigarette in Italia. Ben presto divenne un fulcro economico per Bologna, impiegando numerosi operai e segnando profondamente la storia del lavoro e della produzione industriale della città. Oggi gli spazi sono stati riadattati per diventare sedi culturali.

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Museo Morandi

Uno degli spazi più innovativi della città, è un altro luogo in cui l’archeologia industriale e la cultura contemporanea si incontrano in modo sorprendente. Situato nell’ex Forno del Pane, edificio nato nel 1915 e chiuso nel 1958, il MAMbo ospita una nutrita collezione permanente d’arte moderna e contemporanea, con opere datate dagli anni ’50 ai giorni nostri, e mostre temporanee allestite nella Sala delle Ciminiere al piano terra, dove sono ancora conservati gli originari camini per la cottura del pane venduto a prezzo calmierato. Con un approccio dinamico, il museo indaga il presente con un percorso espositivo focalizzato sulla ricerca, contribuendo a definire nuove direzioni artistiche attraverso il monitoraggio delle più attuali e vivaci forme di sperimentazione.

A occupare gli spazi della manica lunga dell’ex Forno del Pane, contiguo alla collezione permanente del MAMbo, è invece il Museo Morandi, che custodisce la più completa e significativa collezione pubblica dedicata al genio pittorico di Giorgio Morandi. La sua unicità nasce dal prezioso connubio tra le opere appartenenti al patrimonio civico e il generoso lascito della sorella dell’artista, Maria Teresa Morandi, creando un legame indissolubile tra la città e il suo illustre figlio.

La Salara

Il primo deposito del sale di Bologna risale a metà del ‘500, quando venne fondato anche il porto cittadino. All’epoca il sale viaggiava lungo il Po, il Reno e poi per i canali di Bologna. Sul finire del ‘700, con la crescita dei commerci, fu costruito il deposito che vediamo ancora oggi, più grande del precedente, l’unico edificio superstite a testimoniare la presenza di un porto fluviale a Bologna.

Oggi la Salara è sede del Cassero LGBTQIA+ center, uno dei principali centri culturali e sociali dedicati alla comunità LGBTQIA+ in Italia, un luogo simbolo di inclusività, attivismo e cultura dal 1982. Uno spazio multifunzionale che ospita mostre d’arte, proiezioni di film, spettacoli teatrali, serate musicali, dibattiti e incontri.

Il Museo del Patrimonio Industriale

Si esce dal quartiere Porto-Saragozza seguendo il Navile per raggiungere il Museo del Patrimonio Industriale, inserito all’interno della suggestiva cornice dell’ex Fornace Galotti, ottocentesca fornace da laterizi attiva fino al 1996 e dal 1998 sede museale. Dentro, macchine, modelli, prototipi, strumenti scientifici, apparati didattici e contenuti multimediali raccontano la storia della Bologna industriale dal XV al XXI secolo: dalla Città dell’acqua e della seta alla Rivoluzione Industriale fino all’affermarsi dell’attuale distretto meccanico ed elettromeccanico. Di notevole interesse il modello in scala 1:2 funzionante di un mulino da seta del XVI secolo, vero e proprio simbolo del museo. Dal 2019 il percorso espositivo ospita la sezione La Fabbrica del Futuro, laboratorio multimediale e interattivo in cui scoprire le tecnologie e le tendenze dell’industria contemporanea.

Il Museo per la Memoria di Ustica

Si va ora alla Bolognina, quartiere vivace e dinamico in cui si inserisce il Museo per la Memoria di Ustica, inaugurato nel 2007 a perenne ricordo della tragedia del 1980 che vide l’aereo del volo Bologna-Palermo precipitare in mare con a bordo 81 persone, tutte vittime. La toccante installazione permanente “A proposito di Ustica” realizzata dall’artista francese Christian Boltanski, invita il visitatore a un profondo coinvolgimento emotivo: il relitto dell’aereo nel centro della sala, 81 luci poste sul soffitto che si accendono e spengono al ritmo di un respiro, 81 specchi neri alle pareti, così da riflettere chi percorre il ballatoio, 81 altoparlanti che riproducono frasi sussurrate. Poi, oggetti personali delle vittime sistemati in 9 grandi casse nere chiuse, filmati e articoli di giornale di approfondimento. Il museo è ospitato nell’area dell’ex deposito tranviario della Zucca, complesso di edifici che dal 1880 al 1963 ha svolto la funzione di deposito di tram e autobus di Bologna.

Articolo redatto in collaborazione con

Condividi con