Immaginate un piccolo villaggio agricolo, che orbita attorno a una chiesa del IX secolo, aggrappato alle sponde di un fiume, l’Olona. Oltre alla piccola chiesa, un esiguo gruppo di case e alcune cascine. Insomma, un vero e proprio borgo rurale. E, non troppo lontana, la grande città.
Poi sono arrivati l’industrializzazione, i lavoratori e le loro famiglie e la costruzione dei grandi alveari residenziali. Così è nata la periferia milanese di San Siro.
Oggi San Siro è un grande distretto che si divide tra popolare ed elitario. Un confine invisibile, non tracciato, ma netto. Da una parte un quadrilatero fatto di palazzoni popolari e multiculturalità, sviluppatosi tra il 1935 e il 1947 e che oggi conta 88 nazionalità. Tutto il mondo in un quartiere, verrebbe da dire. Una San Siro che non deve essere vista solo come luogo di degrado, ma laboratorio di socializzazione e integrazione, grazie alle iniziative delle associazioni di quartiere e a recenti progetti di riqualificazione basati sull’inclusione nel tessuto urbanistico e sociale della realtà popolare. Dall’altra, edifici signorili, complessi residenziali o ville con piscina, e tanto, tantissimo verde. Poi c’è l’area dell’Ippodromo Snai San Siro, un comprensorio di cui fanno parte le piste delle corse di galoppo e trotto, le piste di allenamento, e intorno alla quale si aprono il Parco di Trenno, il Parco delle Cave e il Boscoincittà.
L’ippodromo Snai San Siro
Erano i primi anni del XIX secolo quando in corso Buenos Aires e piazza d’Armi, in pieno centro a Milano, si poteva assistere alle corse di cavalli. Eventi che riscossero un grande successo di pubblico. Un felice esito che fece scaturire nelle menti della Società lombarda per le corse dei cavalli l’idea che questo sport, l’ippica, necessitava di uno spazio esclusivo.
Germogliò così, nel 1888 il primo ippodromo del galoppo a San Siro, progettato dall’architetto Giulio Valerio. Nel 1906 Emilio Turati, a capo della Società Anonima dell’Ippodromo di Trenno, fece ampliare il terreno e qualche anno più tardi, l’architetto Paolo Vietti Violi ne disegnò l’ampliamento e la ristrutturazione. Il nuovo ippodromo di San Siro venne inaugurato il 25 aprile 1920. Da allora è uno dei palchi più prestigiosi a livello internazionale per le corse ippiche. Con un’area di più di 1.600.000 metri quadrati, il comprensorio ha visto e vede tuttora galoppare o trottare alcuni tra più celebri purosangue e fantini. Tra questi Lanfranco Dettori, che ha detto addio all’ippica proprio lo scorso 2023, ricevendo la chiave d’oro dell’Ippodromo direttamente dalle mani del senatore Patrizio Giacomo La Pietra.
Vietti Violi ne curò anche la sistemazione del verde, in particolare dell’ingresso principale, con l’allestimento della grande fontana d’arredo in stile coloniale, con palme Cicas e Camerops Excelsa. Col tempo il parco venne ampliato con ulteriori specie donate da Emilio Turati e dai proprietari dei cavalli vincitori del Gran Premio del Jockey Club.
Oggi l’area dell’Ippodromo Snai San Siro rappresenta una risorsa ambientale importantissima per la città di Milano, capace di ospitare un parco botanico di immenso valore che accoglie 72 diverse specie arboree in parte autoctone e in parte importate da tutto il mondo.
Le gemme dell’Ippodromo
A dare il benvenuto è il Cavallo di Leonardo, all’ingresso dell’Ippodromo, nel piazzale dello Sport. È una delle più grandi sculture equestri al mondo, realizzata in bronzo dalla statunitense Nina Akamu, che per il suo lavoro si è ispirata ai disegni di Leonardo da Vinci. L’opera originale era stata concepita nel 1482 su commissione di Ludovico il Moro, ma la scultura leonardesca, complice il perfezionismo di Da Vinci, che allungò i tempi di realizzazione del calco, non vide mai la luce. Nel frattempo il Ducato d’Este venne invaso dalle truppe francesi e le tonnellate di bronzo destinate al Cavallo divennero cannoni.
Nell’area del Cavallo, è allestita la mostra permanente “100 anni di emozioni”, che attraverso immagini e documenti narra la storia dell’Ippodromo e dei protagonisti che hanno reso questo luogo un “monumento di interesse nazionale”.
Tre le tribune. La Principale, maestoso edificio liberty che oggi ospita un bar e un ristorante, in passato era riservata al pubblico pagante e borghese. L’esclusiva Palazzina del Peso, anch’essa in stile liberty, era destinata alla nobiltà, ai sovrani e agli addetti ai lavori, ed era il luogo in cui avveniva la pesatura dei fantini e della sella (conserva ancora la bilancia originale degli anni ‘20). Infine, la Tribuna del Trotto (ex Tribuna Secondaria destinata al popolo), appena restaurata.
Ai piedi della nuova Tribuna del Trotto e all’ombra del Cavallo di Leonardo c’è invece GAMI, la Galleria Archivio Multimediale Ippodromo, spazio espositivo e interattivo dedicato alla storia e alla cultura dell’ippica che in quattro tappe porta il visitatore a scoprire il fascino di questo mondo raccontato per aneddoti e storie da una voce narrante.
Infine, nelle diverse aree dell’impianto è possibile ammirare, dal 2019 (cinquecentenario della morte di Leonardo Da Vinci), 13 riproduzioni in scala del Cavallo di Leonardo reinterpretato da Nina Akamu, personalizzate da noti artisti nazionali e internazionali. Le sculture di design, più o meno colorate, sono il frutto del Leonardo Horse Project, ideato da Snaitech e curato da Massimo Temporelli e Cristina Morozzi. Un’esperienza immersiva anche grazie a un’App che consente, inquadrando le opere, di attivare contenuti di approfondimento, curiosità e, per i bambini, di partecipare a una piccola caccia al tesoro.
L’Archivio storico Ippodromi Snai
La memoria storica dell’Ippodromo Snai, che comprende più di 500 tra fotografie, immagini e disegni, è conservata nell’archivio storico digitale. Una raccolta di 135 anni, dall’inaugurazione nel 1920 a oggi, di passione, gare, vittorie e fallimenti. Oltre un secolo di corse al galoppo, salto alle siepi, salto a ostacoli, trotto, che è anche la storia di chi vive tutto questo dalle tribune. Per esempio, potrete vedere un documento che testimonia lo sviluppo dei veicoli da trotto: pensate che, dato il successo di queste corse, a Milano sorse la prima fabbrica di sulky a ruote pneumatiche.
Stampe d’epoca e testi illustrano l’evoluzione architettonica di questo tempio, dalla nascita del primissimo ippodromo progettato dall’architetto Vietti Violi, al monumento che vediamo oggi. Si illustrano, inoltre, le vicende dei protagonisti che hanno calcato queste piste, ovviamente i cavalli, e addirittura di chi, dietro le quinte, li ha allevati.
Articolo redatto in collaborazione con ![]()